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Diario


22 settembre 2009

A volte ritornano su...tipo i peperoni!

La notizia è di qualche giorno fa, Meier ha accettato le modifche richieste dal Comune di Roma alla teca dell'Ara Pacis. 
Nonostante le iniziali dichiarazioni del Sindaco, che, al suo insediamento, ne aveva proposto l'abbattimento o lo smontaggio e l'eventuale ricostruzione in altro sito (come si faccia poi a smontare un edificio in c.a. caso mai ce lo spiega, ndr).
Alla fine si è convinto. Facciamo delle piccole modifiche!
Al di là delle solite, e giustificate, considerazioni da cittadino: "con i vari problemi di Roma, cominciamo proprio dall'Ara Pacis?", "Ma non ci sono altre priorità?", rimango, come dire, basita dai "ritocchi" proposti ed accettati.

Traggo dall'articolo di Repubblica del 17 settembre scorso:
"La proposta di restyling planerà ai piani alti del Campidoglio entro fine mese. La leva utilizzata dall’assessore all’Urbanistica, Marco Corsini, per convincere l’archistar statunitense a rimettere mano al suo lavoro, è stato il progetto di rifacimento complessivo di piazza Augusto Imperatore, varato dalla giunta Alemanno all’i nizio dell’anno. E sottoposto all’analisi di Meier sin nei minimi dettagli. «La nostra intenzione», è stato il ragionamento ascoltato dall’architetto americano, «è di valorizzare quel che resta del Porto di Ripetta: per far questo, abbiamo stabilito di pedonalizzare il tratto del lungotevere prospiciente la teca, così da trasformarlo in una grande terrazza sul Tevere, che verrà bypassata da un sottopasso dove incanalare il traffico». Una piccola rivoluzione che però «implica la necessità », eccolo il punto decisivo, «di ritoccare il monumento che protegge il Mausoleo di Augusto, così da renderlo più armonico con il contesto barocco della Piazza»."
(articolo completo qui:
http://roma.repubblica.it/dettaglio/per-lara-pacis-di-meier-le-modifiche-del-campidoglio/1723194).

Ma guarda un po' risalta fuori il "sottopassino".
E sì, perchè questa revisione di nuovo non ha nulla, peccato, che evidentemente in Campidoglio non se ne ricordi nessuno.

La progetto di Meir ha una storia controversa da sempre.
Le prime polemiche furono legate all'affidamento dell'incarico di progettazione all'architetto, effettuata senza concorso pubblico, come ultimo  e celebrativo atto della giunta Rutelli (all'epoca c'era anche un "fattore moda" legato all'architetto che, proprio in quegli anni, assestava edifici in tutte le capitali. Noi all'epoca avevamo ben poco di contemporaneo e per Meier era la seconda opera in meno di 10 anni, dopo la Chiesa di Tor Tre Teste) poi l'inserimento dell'opera con tempi molto più veloci della redazione del progetto che vedeva il riassetto della vicina Piazza (progetto che del resto non ha ancora visto la sua fine), il muro della prima versione che oscurava le chiese, insomma una parola di sdegno ce la persero tutti da Sgarbi a Tamburrini, anche Fucksas, con Di Paola che non sapeva come parare i colpi.

Il progetto vide due revisioni prima dell'apertura del cantiere, andando a ritoccare  l'opera per fare tutti contenti, e nel bene e nel male il cantiere partì.
Dopo qualche mese la ditta (o forse una società a lei vicina) propose di valutare la possibilità di ampliare il progetto andando a pedonalizzare il tratto di Lungotevere prospisciente, incanalando il traffico in un sottopasso (che fu chiamato il "sottopassino" visto il cantiere, in esecuzione, all'epoca, che stava realizzando il sottopasso dai pizzi del Bambin Gesù). 
La proposta fu accolta, previ sondaggi, andando a rivalutare, forse, un'idea di Benevolo che nel marzo del 2003 aveva avanzato proprio tale "sfogo urbano" per il nuovo museo, riassestando, forse, la "dimensione" di se stesso, di fatto il maggior problema per tutti (Benevolo fu praticamente insultato per la proposta, da parecchi "ambienti", ndr).
Cominciarono i sondaggi, consapevoli della quota imposta dalla presenza della fogna di Via Tomacelli (che non si riusciva a capire, per noi lettori s'intende, se c'era o non c'era, ndr), i sondaggi andarono una vera merda: non si poteva scendere al di sotto di una certa quota di scavo e quindi l'altezza utile per il sottopassino non avrebbe garantito il passaggio a pulmann e mezzi pesanti, il che avrebbe reso l'imbuto Lungotevere un definitivo tappo.
Pertecipe, naturalmente, i costi per una fondazione titanica (sai c'è il Tevere proprio lì, ma guarda un po'), si abbandonò l'idea del sottopassino.

Hoilà, tutti giù dal pero!!!!
Quindi visto il passato procediamo sicuri e fulgidi verso il futuro???
Certo che se Meier si ricorda la vicenda nei dettagli penserà che siamo pazzi.
Sia ben inteso, se si vuole fare il sottopassino il modo tecnico si trova, ma se parliamo in termini di costi/tempo certo non parlerei di "ritocchi" quanto di opera correlata, così tanto per onestà intellettuale.
Opera che potrebbe avere anche una sua utilità riuscita.

Mi lascia basita che si ripeschi questa soluzione, che oltre tutto fu criticata tanto quanto la teca, o per lo meno non ho la giusta comprensione per quello che si è scritto in questi giorni.

La teca è stato un monumento riuscito??
Da tecnico qualcosa avrei da puntualizzare, ma da cittadino ho la consapevolezza di aver visto la vecchia costruzione passando in motorino, notando il degrado che caratterizzava il perimetrale giardinetto, e fermandomi a visitarla solo dopo Meier, notando il notevole passaggio di persone, delle "chiacchere consumate" sulle scala accanto alla fontana, con numerose teste che circolano negli ampi spazi del museo. E questo è innegabile, qualsiasi giudizio urbanistico-architettonico si possa avere.
Oggi sono un'opera ed un museo visitati, e questo li rende un sito urbano riuscito, anche senza ritocchi.

Non mi sento che di essere retorica: ma con tutte le priorità di Roma, proprio da questa dovevamo cominciare?




permalink | inviato da pronta a partire il 22/9/2009 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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